Speranza Scappucci sarà la prima italiana a dirigere un’opera al Teatro alla Scala

Data:
17 Gennaio 2022

Speranza Scappucci sarà la prima italiana a dirigere un’opera al Teatro alla Scala

Con Capuleti e Montecchi ci sarà il debutto sul palcoscenico milanese della direttrice Speranza Scappucci e del regista Adrian Noble.

Andrà in scenda dal 18 gennaio 2022 al Teatro alla Scala I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, secondo titolo d’opera della Stagione 2021-2022.

Questa produzione segna il debutto sul podio milanese del Maestro Speranza Scappucci, che ha sostituito Evelino Pidò, direttore che il giorno prima delle prove è risultato positivo al Covid. Speranza Scappucci diventa la prima italiana a dirigere un’opera alla Scala, terza in assoluto dopo Claire Gibault (1995) e Susanna Mälkki (2011).

Oltre a lei ci sarà anche il debutto della regista Adrian Noble, alla sua prima scaligera, affiancata nelle scene da Tobias Hoheisel, nei costumi da Petra Reinhardt, nelle luci da Jean Kalman e Marco Filibeck e nelle coreografie da Joanne Pearce.

Adrian Noble
Una genesi avventurosa dell’opera
La genesi del sesto titolo operistico di Bellini è avventurosa: mentre si trovava a Venezia per una ripresa del Pirata al compositore viene richiesta in tutta fretta dall’impresario Lanari un’opera nuova per coprire la falla nella stagione aperta da Giovanni Pacini, che non era in grado di produrre i tre titoli per cui si era impegnato.

Per finire in tempo Bellini fa ampio ricorso a materiali preesistenti: chiama a Venezia Felice Romani a scorciare e riadattare un suo libretto già utilizzato per Romeo e Giulietta di Nicola Vaccaj e per la musica attinge anche a due suoi lavori precedenti: alla Zaira scritta per Parma l’anno prima ed a Adelson e Salvini.

L’opera riesce con un carattere suo proprio e nel finale sorprende con la lunga scena del sepolcro, per lo stile fortemente espressivo e patetico e la concisa tensione drammatica. Proprio la novità del finale, sconcertò i contemporanei, che presero a sostituirlo con quello assai più convenzionale da Vaccaj sugli stessi versi.
Questa tradizione rimarrà fino alla seconda metà del secolo scorso. Le ultime edizioni scaligere vedono nel 1966 Claudio Abbado a dirigere un cast favoloso ma non filologico: accanto alla Giulietta di Renata Scotto e al Tebaldo di Luciano Pavarotti, la parte di Romeo era affidata a un tenore, Giacomo Aragall e nel 1987 Riccardo Muti che riporterà l’opera alla sua forma originaria con le voci di June Anderson e Agnes Baltsa.

Ultimo aggiornamento

25 Gennaio 2022, 13:27